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RASSEGNA STAMPA 
 
 
30-ott-2002 | Milano Finanza 
Gentili, operazione da sospendere
 
Gli investitori bocciano il piano industriale delineato dal gruppo Secondo i fondi, l’opas impoverisce le minoranze e trasferisce le ricchezze ai soci di maggioranza. Il nodo conflitti di interesse.

DI PAOLA VALENTINI

Carlo Gentili, socio fondatore di Nextam partners, è uno dei più agguerriti gestori dei fondi presenti nel capitale Zignago (in totale gli investitori istituzionali rappresentano circa il 16%) che oggi nell’assemblea della società chiamata ad approvare l’aumento di capitale a servizio dell’opas nei confronti di Marzotto sono pronti a mettere i bastoni tra le ruote all’operazione. Ma la strategia scelta prevede, come prima mossa la moral suasion volta a cercare di convincere i soci di maggioranza (le famiglie Marzotto e Donà Dalle Rose) dei problemi, anche industriali, che un’eventuale approvazione potrebbe causare. Il problema non è solo la mancanza di logica finanziaria ma anche del rispetto delle minoranze.

Domanda. Un’assemblea che si preannuncia al calor bianco?

Risposta. Fino a domani (oggi per chi legge, nrd) andremo a chiedere di sopprasedere all’operazione di offerta pubblica di acquisto e di scambio approvata dal cda di Zignago. E ciò senza badare agli aspetti legali e formali che pure esistono in abbondanza. Se l’assemblea non accoglierà le nostre richieste, allora saremo pronti a dare battaglia. E indipendentemente dalle considerazioni legate alla borsa tedesca. Marzotto infatti controlla in Germania Hugo Boss e se la borsa tedesca imporrà di fare un’opa residuale, in conseguenza dell’opas italiana, su tutte le azioni della Hugo Boss, allora Zignago ha detto che tutta l’operazione non si farà più.

D. Ma la proprietà ha l’82,6% del capitale, una maggioranza schiacciante. Come pensate di avere la meglio?

R. Un signore famoso diceva che le azioni si pesano e non si contano, gli investitori istituzionali hanno già fatto sentire e continueranno a far sentire la loro voce. Vogliamo mettere gli azionisti di maggioranza di fronte al dissenso che esiste per quest’operazione e renderli consapevoli che dal punto di vista industriale non ha molto senso.

D. Che cosa non vi piace dell’operazione?

R. E’ un classico trasferimento di valore tra azionisti di maggioranza, cioè dai soci di Zignago a quelli di Marzotto, mentre gli azionisti di minoranza di Zignago, quindi i fondi, ne escono impoveriti. Per questo mi auguro che anche le famiglie coinvolte, che sono sempre state rispettose del mercato e dei suoi investitori, questa volta non facciano in modo di perdere la loro credibilità conquistata in tutti questi anni.

D. Quindi secondo lei come si dovrebbero comportare le famiglie di riferimento?

R. Per evitare conflitti di interesse spero che quei soci che sono gli stessi nel capitale di Zignago e Marzotto si astengano dal votare. Bisogna anche considerare che i cda delle due società sono composti da 12 membri ciascuno, sei dei quali siedono in entrambi i board.

D. E se questa operazione fosse approvata?

R. Noi, ripeto, interveniamo in assemblea per invitarli a non fare questa operazione che potrebbe rivelarsi un boomerang per gli azionisti di controllo. Se passa questa operazione viene meno il rapporto di fiducia tra il mercato e i membri delle due famiglie.

D. Ma perché tutto questo interesse per Zignago?

R. La verità è che Zignago è una società spettacolare ed è andata bene da quando si è quotata a metà degli anni 80. E’ una società italiana da manuale. Mentre Marzotto non è gestita male ma soffre in parte per una crisi strutturale del settore in cui opera. Andare a fondere Marzotto dentro Zignago è come fondere una macchina grippata in una Ferrari. (riproduzione riservata).

 



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17-gen-2020
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